Esportare alimenti in Cina è una sfida che attira sempre più piccole e medie imprese italiane. La crescente domanda locale di prodotti di qualità e il valore percepito del Made in Italy aprono possibilità concrete, ma il percorso non è semplice.

Oltre alla distanza geografica e culturale, ci sono regolamenti specifici, documentazione da rispettare e una logistica articolata.

Pasta, biscotti, olio, conserve sono le categorie che oggi offrono maggiori margini per iniziare. Ma serve metodo. Entrare in Cina senza una visione precisa delle regole può significare blocchi doganali, costi imprevisti o, nel peggiore dei casi, perdita del prodotto.

Questo articolo offre un quadro concreto degli aspetti pratici che le aziende devono affrontare. Dalla scelta del prodotto alla promozione finale, ogni fase richiede attenzione. Non bastano buone intenzioni o un prodotto di qualità. Serve conoscenza, pianificazione e partner affidabili.

Il mercato è vasto, dinamico, ma pretende preparazione. Ogni passo deve essere parte di una strategia chiara.

Molte imprese si avvicinano al mercato cinese con l’idea che basti avere un buon prodotto per avere successo. Dopo il primo contatto, però, si scontrano con ostacoli organizzativi, doganali o culturali per cui non erano preparate.

Per questo, costruire una strategia export solida fin dall’inizio è il primo passo per esportare alimenti in Cina con successo.

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Numeri e contesto attuali del mercato cinese

Per esportare alimenti in Cina, è importante avere uno sguardo aggiornato sui dati ufficiali dell’export italiano. La Cina è oggi un partner strategico, con un potenziale ancora poco sfruttato da molte PMI italiane del settore food & beverage.

Nel primo semestre del 2025 l’export agroalimentare verso la Cina è cresciuto di circa +9,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo 291 milioni di euro nei primi sette mesi, a dimostrazione della resilienza del mercato Made in Italy (fonte Global Times).

A fronte delle incertezze in altri mercati extra-UE, la Cina si propone come una destinazione in espansione, ma richiede conoscenza, adattamento e strategia.

Le aziende italiane che vogliono esportare alimenti in Cina devono monitorare l’evoluzione normativa, le abitudini di consumo locali e la crescente competizione interna. In uno scenario così dinamico, muoversi con preparazione e aggiornamento costante è fondamentale.

Conoscere i numeri aiuta a orientare le scelte e a definire obiettivi realistici. I dati mostrano una crescita contenuta ma costante, soprattutto nei segmenti più consolidati come pasta, conserve e olio.

Puntare su queste categorie permette alle PMI italiane di esportare alimenti in Cina gradualmente, con meno rischi e più possibilità di fidelizzare il mercato.

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La registrazione GACC

Chiunque voglia esportare alimenti in Cina deve affrontare subito una parola chiave: GACC. È l’autorità doganale cinese, e la registrazione presso questo ente è obbligatoria dal 1° gennaio 2022 per tutti i prodotti food & beverage (approfondimento).

Inoltre, a partire dal 1° giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo GACC Order No. 280, che riforma l’iter di registrazione per gli esportatori esteri di alimenti.

Questo regolamento unifica e aggiorna la disciplina esistente (in vigore dal 2022) introducendo un approccio di compliance basato su gestione dinamica del catalogo, rinnovo automatico delle registrazioni valide per cinque anni e supervisione post-registrazione.

La procedura cambia in base al tipo di alimento. Per categorie considerate ad alto rischio, come olio d’oliva o miele, serve una prima autorizzazione anche dal Ministero della Salute italiano. Per altri prodotti la pratica è più lineare, ma comunque rigorosa.

Il codice GACC deve essere ottenuto prima che la merce arrivi in Cina. In caso contrario, la spedizione verrà bloccata in dogana, con conseguenti ritardi, costi aggiuntivi o addirittura distruzione della merce.

Non si tratta di un adempimento formale, ma di un nodo centrale di tutta la strategia logistica. Anche il packaging (interno ed esterno) dovrà riportare il codice correttamente. In molti casi, le aziende sottovalutano i tempi necessari per la registrazione.

È invece consigliabile avviare la procedura con largo anticipo rispetto alla spedizione, per poter rispettare le promesse fatte ai partner commerciali cinesi. Una gestione superficiale compromette l’intera operazione.

Molti imprenditori italiani scoprono le regole del GACC troppo tardi, quando la merce è già in viaggio o in dogana. Questo comporta ritardi, spese impreviste e perdita di credibilità verso il partner cinese.

Per esportare alimenti in Cina, è necessario anticipare questa fase e impostare correttamente tutta la documentazione consente invece di presentarsi sul mercato in modo professionale e affidabile.

La registrazione riguarda ogni singola sede produttiva estera che esporta alimenti in Cina. L’impresa madre può avere più stabilimenti, ciascuno dei quali deve essere registrato separatamente nel sistema CIFER della GACC per poter esportare con successo verso la Cina.

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Scegliere cosa spedire in Cina

Non tutti i prodotti si prestano allo stesso modo all’export verso la Cina. Esportare alimenti in Cina richiede una valutazione attenta della stabilità, delle esigenze logistiche e delle normative doganali.

Alcuni prodotti come carni fresche, pollame e latticini non sempre sono accettati senza specifiche autorizzazioni o protocolli sanitari, che possono essere soggetti a revisione periodica dalle autorità cinesi e combinati con accordi bilaterali.

Al contrario, alimenti a lunga conservazione come pasta secca, biscotti, conserve e olio sono spesso più semplici da gestire.

La scelta del prodotto giusto è una delle decisioni più strategiche. Anche il packaging va considerato con attenzione. In Cina l’aspetto esteriore del prodotto ha un impatto fortissimo sulla percezione del consumatore.

Etichette curate, simboli positivi, informazioni chiare in lingua cinese fanno la differenza. Serve adattare la confezione al mercato locale, non solo tradurla.

La cultura d’acquisto cinese è diversa e spesso i primi contatti con il brand avvengono online. Un packaging non adeguato può compromettere la vendita ancora prima che il prodotto arrivi sugli scaffali. Iniziare con referenze stabili e ben confezionate è la scelta più sicura.

Non tutti i prodotti sono adatti alla Cina, né tutti i momenti sono favorevoli per proporli. È importante verificare eventuali restrizioni temporanee, la shelf-life e l’idoneità logistica.

Solo partendo da referenze semplici da gestire e con un packaging adatto si può esportare alimenti in Cina, testando il mercato con costi sotto controllo e buone probabilità di successo.

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Il ruolo chiave dei partner locali

Una delle chiavi per esportare alimenti in Cina con successo è la scelta del partner giusto. Lavorare con importatori e distributori locali esperti significa evitare molti problemi operativi e culturali. Il mercato cinese è vasto, ma non è omogeneo.

Ogni provincia ha le sue regole, i suoi gusti, i suoi canali di distribuzione preferiti. Un buon partner aiuta a orientarsi, a gestire la documentazione, a evitare errori nei trasporti e ad accelerare la penetrazione sul territorio. Tuttavia, trovare il partner giusto non è un processo automatico.

Serve un approccio relazionale, non solo commerciale. In Cina, costruire fiducia è fondamentale. Ciò significa visite in loco, partecipazione a fiere, presenza costante. Anche la comunicazione è un aspetto critico.

Avere uno staff interno o in outsourcing che conosca lingua e cultura cinese può fare la differenza. Una volta trovati, i partner vanno seguiti, supportati, valorizzati.

Solo così si costruiscono collaborazioni durature. In molti casi, è la qualità della relazione a determinare il successo o il fallimento dell’operazione.

Per esportare alimenti in Cina, la qualità della relazione con l’importatore influenza ogni aspetto, dalla gestione dei documenti alla promozione sul territorio.

In Cina, la fiducia si costruisce lentamente e si basa su incontri personali, supporto costante e visibilità agli eventi. Senza questa cura, anche il miglior prodotto rischia di rimanere invenduto nei magazzini.

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Spedizioni, incoterms e documentazione

Quando si parla di esportare alimenti in Cina, non si può ignorare la logistica. Scegliere il tipo di trasporto è una decisione che dipende da volumi, tempistiche e valore del prodotto.

Il trasporto via nave è più economico, ma richiede organizzazione e tempi lunghi. Quello aereo è più rapido ma più costoso.

Qualunque sia la scelta, è fondamentale usare gli Incoterms giusti. Questi termini contrattuali internazionali stabiliscono responsabilità e costi tra le parti. Tra i più comuni per la Cina ci sono EXW, FOB e CIF, ma la scelta dipende dalla relazione con il partner.

Un altro punto critico è la documentazione. Ogni spedizione deve includere fattura commerciale, certificato sanitario, certificato di origine, packing list e codice GACC.

Un errore anche in un solo documento può bloccare la merce in dogana. Non è raro che spedizioni vengano respinte o distrutte per irregolarità formali. Per questo è importante avere un supporto esperto in logistica internazionale.

Ogni spedizione in Cina va progettata come un’operazione a sé, con una valutazione attenta di costi, tempi e responsabilità. Per esportare alimenti in Cina, ricordati che una scelta errata dell’Incoterm o una mancanza nella documentazione può annullare mesi di lavoro.

Come esportare alimenti in Cina vendere in GDO grande distribuzione

Zone franche e magazzini doganali cinesi

Per molte PMI che iniziano a esportare alimenti in Cina, una soluzione pratica è quella di appoggiarsi a magazzini doganali nelle zone franche.

Queste aree permettono di spedire la merce in anticipo e completare lo sdoganamento solo al momento della vendita. È una modalità particolarmente utile per chi lavora con e-commerce o social commerce, sempre più diffusi in Cina.

L’uso delle zone franche riduce il rischio di blocchi doganali, ottimizza i tempi di consegna e offre maggiore flessibilità commerciale. Permette anche di testare il mercato senza affrontare da subito l’intera burocrazia.

Anche per chi fa live streaming o promozione digitale, avere un magazzino in Cina è un vantaggio competitivo (approfondimento).

Ovviamente è fondamentale affidarsi a operatori esperti con conoscenza delle normative e assistenza in lingua cinese.

Le zone franche non sono obbligatorie, ma possono diventare uno strumento strategico per controllare costi e tempi.

Per chi non ha ancora la struttura per gestire lo sdoganamento diretto, le zone franche rappresentano un’opportunità concreta per esportare alimenti in Cina. Offrono flessibilità operativa, possibilità di testare il mercato e tempi di consegna più brevi.

Questa soluzione è particolarmente efficace per chi lavora con social commerce e live streaming, dove la rapidità è tutto.

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Dalla spedizione alla vendita in Cina

Una volta completata la spedizione, l’ultimo passo è forse il più importante, ovvero vendere in Cina.

Esportare alimenti in Cina senza un piano promozionale rischia di tradursi in una semplice consegna. Il consumatore cinese è digitale, curioso e molto esigente.

Nel 2026, l’uso di canali digitali come WeChat, Xiaohongshu o Douyin è diventato sempre più centrale per la scoperta dei prodotti alimentari importati.

I consumatori cinesi spesso interagiscono con i brand tramite contenuti generati da KOL, altri utenti utenti, live streaming e campagne social prima di compiere un acquisto.

Le degustazioni in-store, le campagne stagionali e una narrazione efficace del prodotto sono strumenti validi, ma servono pianificazione e adattamento locale. La collaborazione con il partner sul posto è decisiva.

In Cina, il processo di acquisto parte spesso dalla scoperta del brand sui social e non dallo scaffale fisico. Per questo motivo, una strategia promozionale è parte integrante della logistica. Unendo prodotto, narrazione e canali digitali si può generare fiducia ed esportare alimenti in Cina con successo.

Solo chi conosce il mercato dall’interno può aiutare a posizionare correttamente il prodotto. Esportare alimenti in Cina richiede visione, adattamento e presenza sul campo. Ogni passaggio può fare la differenza.

Noziroh Hub lavora ogni giorno con le PMI italiane che vogliono affrontare questo percorso in modo concreto. Operiamo direttamente in Cina, ci occupiamo di logistica, promozione, e-commerce e relazioni con gli importatori.

Se stai cercando un supporto affidabile per iniziare ad esportare alimenti in Cina, contattaci ora ed analizzeremo il tuo progetto.

Autore: Ambra Quadri

Alessandro Ave Noziroh Hub CEO

Ambra Quadri - Export manager

Gestione comunicazione aziende italiane per vendere in Cina. Esperienza in ambito export e certificazione prodotti.

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Il cross-border e-commerce in Cina è un modello di vendita online che consente alle aziende straniere di vendere prodotti ai consumatori cinesi senza aprire una sede legale in Cina.

Questo approccio rappresenta un'opportunità per le imprese italiane, soprattutto nei settori food, fashion e beauty, che desiderano testare il mercato cinese riducendo costi e complessità burocratiche.

A differenza dell’importazione tradizionale, il cross-border consente di gestire tutto il processo di vendita da remoto, utilizzando piattaforme digitali cinesi e una logistica ottimizzata.

I prodotti vengono venduti direttamente ai consumatori attraverso marketplace come Tmall, JD o Little Red Book, e possono essere spediti singolarmente dall’Italia o stoccati in magazzini doganali (bonded warehouse) già presenti sul territorio cinese.

Questo modello è oggi sempre più diffuso grazie a un contesto favorevole. Infatti, il governo cinese promuove attivamente il commercio transfrontaliero, con regole dedicate e una tassazione agevolata per determinate categorie merceologiche.

Se operi nel settore beauty, abbiamo pubblicato anche un approfondimento su vendere beauty in Cina con il cross border e-commerce (link). Il cross-border e-commerce in Cina è una strategia concreta per entrare nel mercato più grande del mondo, partendo subito.

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Numeri e trend del cross-border e-commerce in Cina

Il cross-border e-commerce in Cina sta registrando una crescita impressionante. Nel primo trimestre del 2025, il commercio transfrontaliero su piattaforme online ha raggiunto 577,6 miliardi di RMB, con un aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Le esportazioni nel 2024 sono cresciute del 14%, arrivando a 448 miliardi di RMB. Sono 120.000 le imprese attive, supportate da 2.500 magazzini doganali e 1.000 poli industriali (fonte MOFCOM).

A livello globale, il segmento B2C del cross-border e-commerce in Cina ha toccato i 396,9 miliardi di USD nel 2024, con un CAGR del 19,8% (fonte TeamedUp China). Inoltre, le previsioni suggeriscono che questo mercato possa superare i 5,5 trilioni di RMB entro il 2026 (fonte PrizM).

Un’altra tendenza chiave è il boom del live-commerce, segmento strettamente integrato con il cross-border. Nel 2024, il live-shopping cinese ha generato 4,545 miliardi di USD e si prevede una crescita fino a 24 miliardi di USD entro il 2030, con un CAGR del 32,8% (fonte GrandViewResearch).

Nel 2023, il GMV del live-shopping ha quasi raggiunto i 5 trilioni di RMB, contro i 420 miliardi del 2019, e potrebbe toccare gli 8,16 trilioni di RMB entro il 2026 .

Infine, più di 765 milioni di utenti seguono livestream di shopping e piattaforme come Xiaohongshu stanno emergendo come canali strategici, con influencer che generano triple‑digit gains e GMV superiori ai 100 miliardi USD previsti nel 2025 (fonte Reuters).

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Profilo ufficiale Pupa Milano su Little Red Book (con shop online incluso)

Piattaforme e modelli operativi del cross-border e-commerce in Cina

Per entrare nel mercato attraverso il cross-border e-commerce in Cina, le aziende italiane possono affidarsi a piattaforme digitali specializzate, pensate per permettere a marchi esteri di vendere direttamente ai consumatori cinesi senza avere una sede legale o una licenza locale.

Le principali piattaforme di vendita cross-border sono:

Queste piattaforme offrono infrastrutture di pagamento, magazzini doganali, logistica interna e strumenti marketing. Il modello può essere gestito in due modi:

  1. Marketplace model: l’azienda apre un proprio shop all’interno della piattaforma.
  2. Distributor model: la piattaforma o un partner locale acquista i prodotti e li rivende.

In entrambi i casi, è fondamentale localizzare il messaggio: contenuti in cinese, foto adattate al gusto locale, e strategia digitale integrata.

Il successo nel cross-border e-commerce in Cina non dipende solo dalla qualità del prodotto, ma anche dalla capacità di adattarsi alle regole, ai canali e al linguaggio del mercato cinese.

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Spedizione diretta o bonded warehouse?

Nel cross-border e-commerce in Cina, una delle prime decisioni operative da prendere riguarda la logistica. Conviene spedire direttamente dall’Italia oppure utilizzare un bonded warehouse in territorio cinese? Entrambe le opzioni sono valide, ma rispondono a strategie e volumi diversi.

Spedizione diretta (direct shipping)

Con questo modello, i prodotti partono direttamente dal magazzino in Italia (o Europa) e vengono spediti uno per uno al consumatore finale in Cina. È la soluzione ideale per chi vuole testare il mercato senza immobilizzare stock, per ordini singoli o prodotti di nicchia.

Pro: basso rischio, costi iniziali contenuti, flessibilità.
Contro: tempi di consegna più lunghi, costi unitari di spedizione più alti, minore competitività.

Bonded warehouse

In questo caso, la merce viene spedita in blocco in un magazzino doganale (bonded) in Cina, restando “congelata” fino alla vendita. Solo a quel punto viene sdoganata e consegnata in 1–3 giorni.

Pro: tempi rapidi, costi di spedizione ridotti, customer experience migliore.
Contro: servono investimenti iniziali, gestione stock, rischi legati all’invenduto.

La scelta dipende dal settore, dal posizionamento e dagli obiettivi. Per un brand che vuole costruire una presenza forte e affidabile nel mercato cinese, il bonded warehouse è spesso la soluzione più efficace.

Cross-border e-commerce in Cina Tmall food made in Italy
Shop di Slitti su Tmall Global (esempio di cross-border e-commerce con bonded warehouse)

Documenti, certificazioni e requisiti necessari

Quali documenti servono davvero per iniziare a vendere in Cina tramite cross-border? La buona notizia è che il cross-border e-commerce in Cina prevede procedure semplificate rispetto all’import tradizionale, ma servono comunque alcune attenzioni fondamentali.

GACC (General Administration of Customs China)

Per le categorie alimentari, cosmetiche o integratori, è obbligatoria la registrazione presso il portale GACC. Senza questa registrazione, la dogana cinese può bloccare l’ingresso del prodotto.

Fattura commerciale e packing list

Documenti standard, ma devono essere precisi, coerenti con la dichiarazione doganale e riportare correttamente le quantità, il valore e i codici HS.

Etichettatura in cinese

Nel modello cross-border non sempre è obbligatoria l’etichetta in cinese sul prodotto, ma le informazioni in lingua locale devono essere presenti almeno nella descrizione online. Per il settore food e cosmetico, l’etichettatura conforme è fortemente consigliata, soprattutto in ottica di espansione futura.

Nel cross-border e-commerce in Cina, ciò che conta non è conoscerne l’impatto operativo e saperli gestire in modo preciso. Affidarsi a partner esperti può fare la differenza, come Noziroh Hub.

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Quanto costa vendere in Cina con il cross-border e-commerce

Il cross-border e-commerce in Cina è un’opportunità accessibile, ma non gratuita. Per avere successo è importante conoscere fin da subito i principali costi da sostenere e costruire un piano sostenibile. Possiamo dividere le spese in 5 macro-aree:

1. Costi di apertura e gestione dello shop

2. Logistica e spedizione

3. Marketing e promozione

4. Registrazioni e compliance

5. Costi di struttura / agenzia

Molte aziende si affidano a partner operativi per gestire la vendita dei prodotti, customer service, promozione, spedizioni. In questo caso, è richiesta una fee annuale, più una commissione sul venduto.

Il cross-border e-commerce in Cina non richiede budget enormi, ma va pianificato con lucidità. L’errore più comune è sottovalutare il marketing e pensare che basti “mettere i prodotti online”. In realtà, la promozione è l’investimento più determinante.

Cross-border e-commerce Cina live streaming beauty

Branding, live streaming e KOL: strategie e consigli utili

Secondo testimonianze dell’industria, influencer, avatar generati da AI e live streaming condotte su piattaforme social hanno contribuito a far crescere l’e-commerce fino a livelli tali che in alcuni settori l’online rappresenta circa 80% delle vendite totali per alcune categorie di beni (fonte Reuters).

Tuttavia, nel cross-border e-commerce in Cina, il prodotto da solo non basta. Per emergere in un mercato vasto e competitivo, è essenziale costruire un brand riconoscibile, comunicare in modo efficace e sfruttare gli strumenti digitali più amati dai consumatori cinesi.

Branding e storytelling

I consumatori cinesi sono molto sensibili alla storia del brand, ai valori aziendali e all’immagine. Un prodotto Made in Italy può avere successo solo se viene raccontato nel modo giusto, con contenuti localizzati, immagini curate e riferimenti culturali adatti.

KOL (Key Opinion Leader)

Collaborare con influencer cinesi è oggi una leva cruciale. I KOL sono considerati fonti autorevoli e influenzano direttamente le decisioni di acquisto. Possono promuovere i tuoi prodotti con post sponsorizzati, recensioni, unboxing o video live.

Live streaming e social commerce

Il live streaming è il canale più dinamico e in crescita. Su piattaforme come Xiaohongshu e Douyin, i consumatori acquistano in tempo reale durante sessioni promozionali condotte da KOL o dal brand stesso. Questo strumento consente di mostrare il prodotto in azione e stimolare l’acquisto impulsivo.

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Vendere con il cross-border e-commerce in Cina

Nel 2026 il cross-border e-commerce in Cina resta uno dei principali canali per accedere al mercato cinese senza presenza fisica, grazie a un quadro normativo in continuo sviluppo, infrastrutture logistiche sempre più efficienti e consumatori digitali con forte propensione all’acquisto online.

È una strada che consente di iniziare a vendere senza dover aprire una società locale, testando il mercato, costruendo una reputazione digitale e generando vendite anche da piccoli volumi.

Ma come ogni opportunità, richiede strategie chiare, partner affidabili e una visione a medio termine. Serve comprendere le logiche delle piattaforme, adattare il proprio messaggio al contesto culturale, e investire in attività di marketing e branding che parlino davvero al consumatore cinese.

Non è un percorso improvvisato, un progetto di cross-border e-commerce in Cina va pianificato, seguito e ottimizzato passo dopo passo. E per farlo, è fondamentale avere al proprio fianco un team che conosca il mercato, le regole, e che sappia agire concretamente sul territorio.

Noi di Noziroh Hub accompagniamo ogni anno decine di brand italiani nel loro ingresso sul mercato cinese, seguendo tutte le fasi operative: registrazione al GACC, apertura shop su piattaforme cinesi, logistica cross-border, gestione del marketing e dei live streaming.

Vuoi iniziare a vendere in Cina tramite cross-border in modo semplice e sicuro?
Contattaci oggi e ricevi il nostro supporto operativo personalizzato!

Autore: Alessandro Ave

Alessandro Ave Noziroh Hub CEO

Alessandro Ave - Founder & CEO

Fondatore di Noziroh e Noziroh Hub Hub. Esperto in commercio internazionale ed operazioni import-export.

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Importare dalla Cina è una realtà in continuo aumento, che ogni anno segna nuovi record (ne abbiamo parlato in questo Articolo).

Che siano materie prime da inserire nella value chain della tua azienda, o prodotti finiti da vendere online tramite E-Commerce, se anche tu hai scelto di importare dalla Cina, devi necessariamente conoscere e individuare gli Incoterms più adeguati alle tue esigenze.

Ma come riconoscere gli Incoterms migliori per importare dalla Cina?

In questo Articolo approfondiremo due dei più comuni e vantaggiosi Incoterms da tenere in considerazione per chi desidera Importare prodotti dalla Cina: Il DDP (Delivery Duty Paid)  e il DAP (Delivery At Place)

Cosa sono gli Incoterms?

Gli Incoterms, acronimo di International Commercial Terms sono stati elaborati dalla Camera di Commercio Internazionale e costituiscono una standard a livello globale per regolare la vendita di beni a livello internazionale e nazionale. Questi termini possono essere inseriti nei contratti per definire in maniera chiara e puntuale le obbligazioni, i costi e i rischi collegati alla merce nei confronti di entrambe le parti, fra venditore e compratore.

Non sono obbligatori ma forniscono un valido aiuto per definire alcune clausole dei contratti di compravendita internazionale. 

Se sei curioso di scoprire tutti i documenti e gli adempimenti necessari per importare dalla Cina, dai un’occhiata a questo articolo presente sul nostro blog: “Importare dalla Cina 2023: adempimenti e documenti necessari

Quali sono gli Incoterms?

Gli Incoterms possono essere divisi in diversi gruppi, come è possibile visionare da questa tabella:

Concentriamoci a parlare del gruppo D – Delivery (consegna). Come possiamo vedere nella tabella, si suddivide in 3 Incoterms principali:

Fra i vari gruppi, il Gruppo D rappresenta le clausole più svantaggiose per il venditore, che è obbligato a stipulare un contratto di trasporto con il vettore o spedizioniere, indipendentemente dalla tipologia di mezzo di trasporto nel quale si impegna a sostenere le spese e i rischi fino alla consegna nella destinazione finale.

DAP: Delivery at place

DAP è l’acronimo di Delivery at place, in italiano “reso al luogo di destinazione”.

INCOTERMS 2020 per importare dalla Cina
Tabella riassuntiva generale per gli Incoterms 2020, pubblicata dalla ICC (International Chamber of Commerce). Fonte: Assicurazione Trasporti

Secondo la pagina del sito ufficiale della CCI, la clausola DAP Incoterms 2020 comporta che il venditore:

  1. Effettui la consegna mettendo la merce a disposizione del compratore sul mezzo di trasporto di arrivo pronta per la scaricazione nel luogo di destinazione convenuto. 
  2. Sopporti tutti i rischi connessi al trasporto della merce al luogo convenuto.
  3. Sostenga le spese previste nel suo contratto di trasporto relative alla scaricazione nel luogo di destinazione.

Quindi scegliendo l’Incoterms DAP, il venditore sarà responsabile della fornitura della merce, dei costi di trasporto fino al luogo di destinazione. 

Invece, Quali obblighi non sono inclusi?

Non sono inclusi per i venditori 

  1. l'obbligo di sdoganare la merce all’importazione, 
  2. pagare eventuali diritti di importazione
  3. espletare eventuali formalità doganali all’importazione.

DDP: Delivered Duty Paid

DDP è l’acronimo di Delivered Duty Paid. in italiano “Reso Sdoganato” questa clausola degli incoterms 2020 comporta il livello massimo di obbligazioni per il venditore, il quale deve:

  1. Effettuare la consegna mettendo la merce a disposizione del compratore, sdoganata all’importazione, sul mezzo di trasporto di arrivo pronta per la scaricazione nel luogo di destinazione convenuto. 
  2. Sopportare tutte le spese e i rischi connessi al trasporto della merce al luogo di destinazione 
  3. Sdoganare la merce non solo all’esportazione ma anche all’importazione, di pagare eventuali diritti sia di esportazione sia di importazione ed espletare tutte le formalità doganali.

Anche L’IVA o altre tasse per l’importazione sono a carico del venditore, salvo diverso accordo esplicito nel contratto.

DAP o DDP - Quale incoterms scegliere per importare dalla Cina?

La differenza sostanziale fra i due Incoterms riguarda dunque i costi dello sdoganamento e di eventuali tariffe accessorie in sede di dogana. 

Per riscuotere i dazi doganali, la dogana può inoltrare il pacchetto ad un intermediario come ad esempio il corriere di spedizione, ciò implica che ogni intermediario può scegliere di applicare delle commissioni e deciderne l’importo, di conseguenza vi è anche l’impossibilità di conoscere l’importo complessivo che dovrà pagare il destinatario finale.

Spedizioni DDP DAP per importare dalla Cina via nave aereo treno container

Secondo la nostra opinione, è preferibile scegliere di acquistare la merce con resa DAP, in quanto spesso il mittente, per offrire una spedizione economica al cliente, dichiara un valore della merce inferiore rispetto a quello reale.

Ne consegue che, una volta consegnata la spedizione, non si è in possesso di una documentazione congrua rispetto a quanto realmente pagato e quindi i prodotti non risultano importati correttamente. Questo è un problema serio, perché non sarà possibile commercializzare la merce.

Tuttavia ogni situazione va valutata attentamente per definire la strategia che si adatti meglio alle tue esigenze.

Noi di Noziroh Hub, grazie alla nostra esperienza decennale in commercio internazionale, possiamo aiutarti nel prendere le decisioni migliori per il tuo business e seguirti nelle importazioni dalla Cina passo passo.

Oggi più che mai fare affari internazionali può comportare rischi; Affidati a dei veri professionisti del settore, schiarisci le idee insieme a Noi prenotando una breve consulenza gratuita e senza impegno.

Inizia subito ad importare dalla Cina senza stress!

Autore: Dalila Adragna

La procedura per importare dalla Cina merce di vario genere può rivelarsi complessa se non si conoscono gli adempimenti e i documenti necessari. I requisiti da rispettare quando si acquista dalla Cina possono variare da categoria a categoria di prodotto ma ci sono alcuni documenti fondamentali comuni a tutte le tipologie di spedizione.

Gli adempimenti per importare dalla Cina

Le persone che acquistano beni da Paesi extracomunitari, compresi i privati ​​e i titolari di partita IVA, devono:

In caso di acquisto di beni da paesi extra UE (importazioni), l'acquirente deve adempiere ad una serie di obblighi, quali:

Come funziona la bolla doganale per importare dalla Cina

Le merci importate devono essere sdoganate, ovvero ispezionate dalla dogana prima di essere immesse nel territorio del paese per verificare la quantità della merce, se sono idonee a essere distribuite nel paese d’arrivo e il loro valore.

Se l'esito dell'ispezione è positivo, verrà emessa una bolla doganale per dimostrare che i dazi e l’IVA sono stati pagati. La base imponibile "di importazione" è data dalla somma del valore in dogana delle merci importate, che equivale al valore di transazione insieme alle spese accessorie prima dell’importazione.

L’aliquota dell'imposta sul valore aggiunto applicabile (meglio conosciuta come IVA) è l'aliquota fiscale corrente sulle merci nazionali.

Rispetto ai documenti per importare dalla Cina, la lista può variare in base al tipo di prodotto che si desidera acquistare; tuttavia, esistono almeno 4 documenti necessari da produrre per importare la merce in Italia.

Ecco una checklist della documentazione da ottenere per importare dalla Cina

Cosa è la Commercial Invoice

La Commercial Invoice è una fattura commerciale che contiene tutti i dati del produttore, dell'acquirente, delle merci e del valore economico delle merci importate. Si tratta di un documento fondamentale per importare dalla Cina.

La fattura deve essere dettagliata, perché l'incidenza dei dazi doganali e dell'IVA verranno calcolati in base al valore dichiarato ed il codice prodotto (HS code).

Fatture errate o poco chiare possono anche indurre le autorità a sospettare tentativi di frode, che possono quindi portare al blocco della merce e alle indagini della Polizia.

Importare dalla Cina - Disimballaggio della merce

Cosa è la Packing List per importare dalla Cina

La packing list è un documento obbligatorio nei paesi extra UE e contiene la lista degli imballi presenti in uno o più lotti di merce. Questo documento non fiscale deve riportare i dati identificativi dell'aspetto esteriore di ogni collo.

In altre parole, la packing list corrisponde alla bolla di accompagnamento, che contiene tutti i dati del carico: dal numero totale di articoli e colli al peso e volume totale del carico.

Ti ricordiamo che è molto importante fornire informazioni nel modo più chiaro possibile per evitare malintesi che possono ritardare i tempi di consegna per importare dalla Cina.

Cosa è la Polizza di Carico per importare dalla Cina

La polizza di carico è un titolo di credito che attesta la stipula del contratto di trasporto marittimo e concede il diritto di ottenere la consegna della merce. I dati della Polizza di Carico devono corrispondere esattamente ai dati della Commercial Invoice e della Packaging List (la bolla di accompagnamento).

Inoltre, i dati riportati nella Polizza di Carico e nella Commercial Invoice devono essere coerenti con i dati del Certificato di Origine, un certificato indispensabile fornito dalla China Chamber of International Commerce (CCOIC).

Quando l'importatore non è in possesso di tale polizza assicurativa, non può dimostrare di essere il proprietario della merce, né può completare le pratiche doganali.

Truffe sulla Polizza di Carico

Ci sono diverse truffe relative alla Polizza di Carico. Quando la merce viene presa in carico da uno spedizioniere cinese, può succedere che il documento allegato venga "perso" durante il processo di spedizione.

Pertanto, una volta arrivata la merce, lo spedizioniere contatterà l'importatore per chiedere di aumentare il costo del servizio di trasporto con aggiunte che vanno solitamente dagli 8.000 ai 20.000 euro.

Se l'acquirente si rifiuta di pagare, il mittente tratterrà la polizza di carico e altri documenti di trasporto, impedendo all’acquirente di espletare le procedure doganali e ricevere la merce; la merce resta quindi nel porto di destinazione, e se l'acquirente non la ritira in pochi giorni o non firma un contratto con lo spedizioniere locale per ritirare la merce per lui, dovrà pagare un affitto da 40 a 80 euro al giorno.

Cosa è il Certificato di Origine per importare dalla Cina

Il certificato di origine (noto anche come modulo A, C/O, COO o CoO) riporta il paese di origine in cui il prodotto viene prodotto o assemblato.

Dopo l'arrivo della merce al porto di carico, l'autorità doganale può richiedere un certificato di origine sia per verificare il paese di origine, che potrebbe comportare aliquote dei dazi all'importazione diverse, sia per confermare se il prodotto è stato etichettato correttamente.

Solitamente il certificato di origine viene rilasciato dal fornitore, è importante accertarsene prima di importare dalla Cina.

Importare dalla Cina - magazzino in loco free trade zone

Merci speciali dalla Cina e documenti aggiuntivi

A seconda del tipo di merce, potrebbero essere necessari documenti aggiuntivi per sdoganare le merci importate. Alcune categorie di merci speciali sono:

  1. L'imbottitura in piuma d'oca: l’imbottitura in piuma d’oca richiede sia un Certificato Sanitario emesso dal mittente cinese un Nulla Osta Sanitario per conto del destinatario. Il Nulla Osta può essere richiesto e ottenuto dal servizio di spedizione stesso.
  2. I prodotti in pelle: le merci devono essere accompagnate da una dichiarazione di Washington, che conferma che il prodotto non è soggetto alla CITES (Convenzione sulle specie minacciate di estinzione).
  3. Alcune apparecchiature elettroniche/elettriche (come antenne, autoradio, decoder, lettori multimediali, display, ecc.): in questi casi è richiesto il marchio CE, che indica la conformità ai requisiti di sicurezza delle direttive UE.

Importare dalla Cina richiede organizzazione e competenze per evitare spiacevoli sorprese nel preparare e presentare i documenti necessari per l’ingresso della merce acquistata.

Affidarsi a strutture in loco è fondamentale per verificare l'affidabilità di stabilimenti e fornitori, verificare se le certificazioni sono autentiche e se i prodotti possono essere legalmente venduti in Europa.

Realtà come Noziroh Hub sono la chiave per importare prodotti dalla Cina e gestire con successo il processo di produzione. Con un unico referente è possibile gestire tutte le fasi dell'approvvigionamento, dalla ricerca fornitori alla produzione, dalla certificazione allo stoccaggio merci e spedizione dalla Cina.

Il nostro team di esperti madrelingua italiani segue anche i clienti durante le delicate fasi dell'importazione delle merci e dello sdoganamento. L'azienda si trova in Italia e ha una filiale in Cina capace di immagazzinare le merci dai fornitori, ispezionarla e poi spedirla ai clienti.

Autore: Anna Pupi

I volumi di merce da gestire all'interno dei magazzini Amazon FBA sono aumentati considerevolmente negli ultimi 2 anni. Infatti, a causa della pandemia, le vendite tramite e-commerce hanno registrato un incremento esponenziale, mettendo sotto pressione la logistica di tutto il mondo.

Per continuare ad offrire un servizio sempre eccellente, Amazon ha deciso di introdurre un limite di volume per i prodotti che ciascun venditore può stoccare nei loro magazzini. Dal 2021, i seller che hanno i loro articoli depositati nei magazzini Amazon di Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi non godono più di spazio illimitato.

Questa decisione è stata presa anche a seguito della Brexit, la quale ha causato la redistribuzione nei depositi europei della merce dei seller che non si sono adeguati alle nuove leggi del Regno Unito (l'apertura di una partita IVA differente in UK).

Il limite di stoccaggio si basa sul volume della merce (quantificato in metri cubi) e viene impostato per ciascun tipo di stoccaggio. Si possono verificare le soglie di stoccaggio Amazon FBA attuali e potenziali espandendo l'indicatore del volume dello stoccaggio situato nella dashboard performance dell'inventario e nella sezione spedizioni in coda.

Volumi consentiti per i seller

I venditori Individuali hanno un limite di stoccaggio è di 0,28 metri cubi e non sono soggetti ad aumenti di volume.

I venditori Professionali di articoli di dimensioni standard, fuori misura, abbigliamento e calzature non hanno un limite di stoccaggio a patto di mantenere un indice di performance dell'inventario Amazon FBA entro la soglia richiesta in una delle due verifiche del punteggio.

Limiti stoccaggio volume logistica Amazon FBA performance inventario

I nuovi venditori attivi da meno di 26 settimane e quelli privi di dati di vendita sufficienti per calcolare un indice di performance dell'inventario nel corso di entrambe le settimane di controllo del punteggio, non avranno alcun limite di stoccaggio.

Per i venditori professionali su cui è impostato un limite di stoccaggio (per qualsiasi motivo) avranno comunque un minimo di 0,71 metri cubi per l'inventario di dimensioni standard, fuori misura, abbigliamento o calzature.

I titolari di un account professionale possono monitorare l'indice di performance dell'inventario nella dashboard performance dell'inventario ed ottenere maggiori informazioni in questa pagina.

Il limite di stoccaggio del seller su Amazon FBA viene calcolato in base al volume delle vendite, la cronologia degli indici di performance dell'inventario e la capacità disponibile del centro logistico. I venditori che registrano performance dell'inventario più elevate rispetto alla media avranno un maggiore limite di stoccaggio.

Va considerato che Amazon tiene in considerazione anche del volume delle vendite recenti e stagionale relativo all'anno precedente.

Limiti di stoccaggio per Amazon FBA

Il limite di stoccaggio è applicato a merce di dimensioni standard, fuori misura, abbigliamento e calzature. Per verificare a quale tipo di stoccaggio appartengono i prodotti ed il volume occupato, i venditori possono consultare le pagine durata dello stoccaggio con logistica di Amazon e il report durata dell'inventario.

Se nell'indicatore del livello inventario presente nel Seller Central del venditore non è presente alcun tipo di stoccaggio, significa che è illimitato per quella categoria.

I limiti di stoccaggio delle merci pericolose (prodotti infiammabili e aerosol) sono gestiti separatamente rispetto agli altri tipi di stoccaggio. I venditori possono consultare la Guida all'identificazione delle merci pericolose.

Amazon stabilisce il tipo di stoccaggio dell'inventario del venditore in base alle caratteristiche del prodotto. Il tipo di stoccaggio non è una categoria modificabile dal venditore.

Se si supera il limite di stoccaggio

In base a quanto previsto dalla politica sul limite di stoccaggio dell'inventario di Logistica di Amazon, il venditore non potrà inviare una nuova spedizione ad Amazon FBA per un determinato tipo di stoccaggio finché il livello del suo inventario non rientrerà nel limite consentito.

Se il venditore invia una quantità di inventario superiore a quella consentita dal tuo limite di stoccaggio, l'inventario in eccesso potrà essere rifiutato dal centro logistico. Per maggiori informazioni, consulta Requisiti di spedizione e tracciabilità.

Se l'inventario in Amazon FBA esistente supera il limite di stoccaggio per qualsiasi tipo di prodotto in qualsiasi giorno del mese, ti verrà addebitata una tariffa di stoccaggio dell'inventario in eccedenza. Per maggiori informazioni, visita la pagina di aiuto riguardo la tariffa di stoccaggio dell'inventario in eccesso.

Per ridurre il volume di prodotti stoccati nei magazzini di Amazon FBA i venditori possono creare un ordine di rimozione per richiedere la restituzione dell'inventario.

Limite volume da rispettare logistica Amazon FBA inventario venditore

Per maggiori informazioni, i venditori possono consultare l'Introduzione alla rimozione dell'inventario. Quando si invia un ordine di rimozione, i cambiamenti saranno visibili nell'indicatore del livello di inventario solo dopo il passaggio della tua richiesta allo stato in sospeso, di solito avviene il giorno successivo.

Differenza tra il limite di rifornimento e di stoccaggio

I limiti di rifornimento ed i limiti di stoccaggio sono due diversi limiti di capacità attualmente applicati agli account Logistica di Amazon. Servono a gestire il volume di nuovo inventario e l'utilizzo di spazio fisico nei centri logistici.

I limiti di rifornimento determinano il numero di unità di inventario che il seller può inviare ai centri logistici e vengono impostati in base al tipo di stoccaggio. Vengono stabiliti in base alla cronologia delle vendite e alle previsioni. I limiti di rifornimento si applicano indipendentemente dall'indice di performance dell'inventario.

Se il punteggio dell'indice di performance dell'inventario che il venditore ha inviato ad Amazon FBA è superiore a 500, non avrà alcun limite di stoccaggio in aggiunta al limite di rifornimento. Il limite di stoccaggio rappresenta la quantità totale di inventario che è possibile stoccare nei centri logistici Amazon, ed è monitorabile tramite gli appositi indicatori.

Quasi tutti i venditori professionali hanno un indice di performance dell'inventario. Ad alcuni non è stato ancora assegnato perché Amazon non dispone di dati sufficienti per calcolare un indice, dopo averlo ricevuto per la prima volta, il venditore non avrà limiti per due cicli del limite di stoccaggio interi.

Per visualizzare la data in cui il venditore ha ricevuto il primo indice di performance Amazon FBA può cliccare su mostra dettagli nella barra relativa all'indice di performance dell'inventario. Verrà visualizzata la cronologia dell'indice di performance e sopra il grafico potrà vedere la data del primo indice di performance dell'inventario.

Il punto di vista dei venditori Amazon FBA

Se la rimozione dei limiti ASIN è stato accolto positivamente, i nuovi limiti di rifornimento di Amazon mettono in difficoltà i venditori, soprattutto i venditori con prodotti voluminosi e gli articoli stagionali. Inoltre, questo cambiamento è stato introdotto senza preavviso durante il cosiddetto Prime Day.

Sebbene i limiti di rifornimento variano in base allo storico delle vendite, questa novità causa complicazioni per i venditori con articoli stagionali. I dati precedenti non mostrano necessità di quantità più elevate, questo significa che i seller Amazon FBA potrebbero non essere in grado di inviare ad tanto inventario quanto si aspettano di vendere.

Oltre a questo, si aggiunge la situazione di continua pressione della catena di approvvigionamento dalla Cina. Risulta impossibile modificare ordini che sono già stati spediti ed i tempi di produzione possono richiedere diversi mesi. Avevamo trattato l'argomento in precedenza con un articolo lo scorso maggio (puoi leggere l'articolo cliccando qui).

Molti venditori Amazon FBA hanno espresso frustrazione nel forum, facendo notare che una comunicazione anticipata su questo cambiamento avrebbe concesso loro il tempo per organizzarsi. Alcuni erano seriamente preoccupati per l'impatto che avrebbe avuto questo cambiamento sui piani di lancio dei prodotti.

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Vendere su Amazon con Noziroh Hub

I consumatori europei sono molto cauti quando si tratta di acquistare prodotti online, preferiscono acquistare su piattaforme di e-commerce popolari e che siano in grado di garantire loro la migliore esperienza d'acquisto possibile. Amazon è il marketplace più popolare in Europa soprattutto perché mette il cliente davanti a tutto.

Può essere difficile per i piccoli brand avere successo in piattaforme come queste. Prima di iniziare, è meglio eseguire un'indagine di mercato, per comprendere il potenziale dei prodotti da vendere su Amazon, definendo una strategia di prezzo e marketing.

Se si ha un budget ridotto ed un marchio non ancora conosciuto in Europa, Amazon è sicuramente una delle migliori soluzioni per iniziare a vendere i propri prodotti e quindi posizionare il brand. Sta al venditore decidere se delegare la logistica alla piattaforma (Amazon FBA) oppure gestirla in autonomia (Amazon FBM).

Strumenti come Noziroh Hub sono fondamentali per le vendere i prodotti in Europa e gestire il profilo del venditore su Amazon. I rischi di fallimento sono dietro l'angolo nell'e-commerce e non è facile posizionare i prodotti online. La scelta del partner è fondamentale per vendere su Amazon con successo.

Con Noziroh Hub è possibile gestire tutte le fasi di commercializzazione contando su un unico riferimento: ricerca di mercato, apertura/gestione degli store nelle principali piattaforme e-commerce occidentali, stoccaggio merce, gestione logistica Amazon FBA e FBM, evasione ordini, apertura/gestione dei profili social, confezionamento e private label.

Autore: Alessandro Ave

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