I beni alimentari italiani in Cina sono sempre più richiesti. Uno di dei requisiti per vendere in Cina è la registrazione sul portale GACC della dogana cinese. Facciamo luce sui principali aspetti di questa registrazione nel seguente articolo.

Il mercato cinese fa sicuramente gola alle aziende italiane che cercano opportunità di espansione e crescita. Tuttavia, entrare in questo mercato non è semplice, soprattutto dal punto di vista dei requisiti normativi e dei processi di importazione.

Le autorità cinesi hanno decretato (decreto n. 248) da gennaio 2022 l’obbligo per le imprese estere produttrici di alimenti grezzi o lavorati che vogliono importare i loro prodotti nella Repubblica Popolare Cinese di registrarsi nel portale GACC (Amministrazione Generale delle Dogane della Repubblica Popolare Cinese).

Il GACC stabilisce una serie di rigidi requisiti normativi che le aziende non cinesi devono soddisfare per esportare i loro prodotti in Cina. Questi requisiti spaziano dalla sicurezza alimentare alla conformità ambientale e possono variare a seconda del tipo di prodotto.

Questo significa che il produttore che vuole esportare alcuni suoi prodotti in Cina, dovrà procedere con la registrazione sul portale CIFER, di proprietà del GACC, della sua azienda e delle referenze da esportare.

Requisiti del GACC per vendere alimentari in Cina

Una volta compresi i requisiti normativi, le aziende devono affrontare le procedure di registrazione e approvazione con il GACC. Queste procedure possono essere complesse e richiedere una documentazione dettagliata e una valutazione accurata dei prodotti.

Un passaggio critico nel processo di importazione è rappresentato dai test di conformità e dalle ispezioni richieste dal GACC. Questi test possono includere analisi di laboratorio, test di sicurezza e valutazioni della qualità.

Una corretta preparazione della documentazione è fondamentale per facilitare il processo di importazione attraverso il GACC. Questa documentazione può includere certificati di conformità, dichiarazioni di prodotto e altre certificazioni rilevanti.

Le aziende devono assicurarsi di avere tutti i documenti necessari correttamente compilati e presentati per evitare ritardi o problemi durante il processo di importazione.

Per la registrazione al GACC, il portale richiede all'azienda italiana le seguenti informazioni di base:

Inoltre, a seconda della categoria merceologica, il portale GACC divide i prodotti in base al rischio (alto e basso). Vediamo in seguito come comportarsi a seconda della situazione.

GACC: differenza tra prodotti ad alto e basso rischio

Alcuni codici prodotto HS sono catalogati come a basso rischio e altri ad alto rischio (ad esempio, il caffè torrefatto è considerato a basso rischio, ma il caffè verde è considerato ad alto rischio).

Crediti immagine: Home page sito web CIFER (China Import Food Enterprises Registration)

A seconda della categoria di prodotto vanno effettuate due pratiche diverse:

Il portale richiede diversi dettagli riguardo la produzione aziendale e del prodotto stesso, ma variano da prodotto a prodotto. Quella riportata di seguito è una richiesta di informazioni riguardo un prodotto food a “basso rischio” da esportare.

Se l’alimento da esportare è prodotto da un’azienda terza, sarà essa stessa la produttrice e quindi dovrà registrarsi sul portale GACC, in particolare se necessita dell’autorizzazione ASL nella registrazione.

Questo è necessario proprio perché l’ASL dovrà effettuare un sopralluogo nel sito produttivo e perché deve disporre di un HACCP e un’autorizzazione sanitaria. L’azienda che invece esporta i prodotti potrà semplicemente registrarsi sul registro cinese degli importatori ed esportatori di prodotti alimentari e cosmetici (sito web) come esportatore estero.

Esito della registrazione al GACC

Una volta ottenuto il codice, questo comparirà nella schermata del portale, senza altra notifica necessaria e inizierà per CITA (xxxx). Ogni codice CITA fa riferimento a uno o più prodotti della stessa azienda con medesimo codice HS. Se il codice HS è diverso tra le varie referenze si avranno codici GACC diversi.

Il numero di registrazione rimarrà valido per i 5 anni successivi. Nel corso di questi 5 anni, sarà comunque possibile aggiungere al numero CITA ottenuto altre referenze dello stesso codice HS da esportare.

È molto importante seguire le procedure corrette per la registrazione, onde evitare dilungamenti non necessari nelle pratiche senza possibilità di modifica della domanda in corso di accettazione.

La registrazione al GACC, se fatta in autonomia, è gratuita per l'azienda richiedente.

Suggerimenti per vendere in Cina con il GACC

Per affrontare con successo il processo di importazione in Cina attraverso il GACC, le aziende italiane possono adottare alcune accortezze. Prima di tutto, è essenziale pianificare con cura e dedicare tempo e risorse sufficienti per comprendere appieno i requisiti normativi e i processi di importazione.

Crediti immagine: Esempio di referenze registrare con successo al portale GACC

Inoltre, le aziende italiane possono considerare la possibilità di collaborare con partner locali o consulenti esperti che possano guidarle attraverso il processo e fornire supporto nella gestione delle formalità burocratiche e della documentazione per vendere in Cina i loro prodotti.

Navigare con successo il labirinto normativo dell'importazione di prodotti italiani in Cina attraverso la registrazione al GACC richiede una combinazione di conoscenza approfondita, pianificazione strategica e adattabilità.

Sebbene possa sembrare un compito arduo, le aziende italiane che riescono a superare queste sfide possono accedere a uno dei mercati più grandi al mondo e sfruttare le numerose opportunità di crescita che offre la Cina.

Oltre a questo, è importante tenere presente che le normative e i processi possono cambiare nel tempo, quindi è consigliabile consultare sempre le fonti ufficiali e ottenere consulenza legale o professionale quando necessario.

Se la tua azienda ha bisogno di assistenza per il GACC, il team di Noziroh Hub può offrirti supporto nella registrazione al portale e nel seguire passo passo le varie fasi. Puoi contattarci senza impegno tramite il modulo al seguente link.

Autore: Ambra Quadri

La Cina è da sempre un mercato abituato al consumo di bevande alcoliche. Sebbene il vino in Cina non sia consumato in grande quantità, a differenza delle tradizionali bevande alcoliche come il liquore bianco Baijiu, è entrato nelle case cinesi da diversi anni ormai.

La storia del vino in Cina

Come riportato anche da Value China, negli anni ’80, quindi dall’apertura di mercato della Cina, il vino è arrivato nelle tv cinesi. Il vino più pubblicizzato era proprio il vino rosso francese, mentre il vino bianco, e più precisamente lo Champagne, era ed è utilizzato maggiormente per le feste.

Nell’immaginario collettivo ancora oggi il vino è percepito come rosso ed il maggior importatore di vino ad oggi è proprio la Francia. Le bollicine, quali Champagne e recentemente Prosecco, stanno registrando una crescita nei consumi, trainata dalla Generazione Z e dai Millenials.

La Cina non è ancora tra i primi consumatori al mondo di vino ma, data la sua vasta popolazione e la rapida occidentalizzazione dei consumi, si posiziona al 5° posto a livello mondiale per consumo di vino.

La domanda di vino in Cina è concentrata nella città di tipo 1 e 2, ovvero quelle più ad alto reddito come Hong Kong, Pechino, Shanghai. In queste città sono maggiormente presenti anche Millennials e consumatori della Generazione Z che hanno studiato o viaggiato all’estero e quindi conoscono la cultura del vino.

Nonostante il forte rallentamento subito dalle importazioni di vino in Cina durante il 2020 e il 2021, tra il 2010 e il 2019 il mercato del vino in Cina ha registrato un CAGR del 14%. Le importazioni di vino imbottigliato nel 2021 hanno registrato sì una flessione del -7,4%, ma quello sfuso ha avuto un aumento del +17,3% in valore e +16,7% in volume.

Trend ancora migliore è stato registrato dalle importazioni di spumante, anche grazie al riconoscimento di tutela del marchio ottenuto dal Prosecco.

Lo spumante importato, secondo Wine Meridian, è cresciuto nel 2021 del +58% in valore. In volume la crescita è stata più contenuta e si è attestata a +13,5%. Questo è un valore incoraggiante, in quanto si traduce in una crescita di consumo di vino ad un prezzo più elevato.

Quote di mercato del vino in Cina

Il mercato fino al 2020 era dominato dall’importazione di vino australiano. Da sola l’Australia, fino a marzo del 2021, deteneva il 40% delle quote di importazione di vino in Cina. A seguito di un dazio pari al 218% imposto dalla Cina sui vini importati dall’Australia, quest’ultima ha subito un calo drastico del -90%, raggiungendo ad oggi una quota di mercato di poco superiore al 3%.

I vini australiani hanno quindi lasciato un “vuoto” di offerta sul mercato cinese: come è stato colmato?

Vendere vino in Cina export made in Italy

I vini francesi hanno aumentato le loro quote di mercato di cui solo lo spumante domina nel settore con una quota del 73%. La crescita dei vini francesi è stata rilevante sia in volume +14% ma soprattutto in valore +48%. Il vino francese più richiesto in Cina è il Bordeaux, il quale rappresenta il 67% dei vini francesi esportati in Cina.

Il Cile è la “new entry” tra i primi 3 importatori di vino in Cina. La quota di mercato del Cile in Cina nel 2021 è stata del 19,6%. Il vino cileno è da sempre associato in Cina al vino sfuso e alla fascia medio-bassa di qualità.

Mentre le importazioni di vino cileno hanno registrato una crescita molto simile in termine di volume e di valore, pari a circa il 45% su base annua, il vino sfuso è aumentato ancora di più: +102% in termine di valore.

L’Italia si classifica al terzo posto tra gli importatori di vino in Cina. La crescita c’è stata anche per i vini italiani che hanno sfruttato il gap creato dall’Australia. Tuttavia, i risultati ottenuti dai vini italiani sul mercato cinese sono stati meno importanti dei primi due Stati citati. La quota di mercato in Cina è comunque in aumento, raggiungendo il 9,8%.

Il dato rilevante per il vino italiano in Cina è l’aumento del prezzo medio per litro: +14,67%, attestandosi a 5,14 dollari, anche se ancora molto lontano dai prezzi al litro di quelli francesi.

I vini frizzanti sono quelli che in generale performano meglio. Nello specifico il Prosecco italiano viene sempre più frequentemente associato a cerimonie e festeggiamenti, come lo Champagne.

I maggiori amanti di questo prodotto sono i consumatori al di sotto dei 35 anni e soprattutto le donne. Il pubblico femminile, infatti, è in forte crescita per consumo di vino italiano.

Le donne stanno godendo di una forte emancipazione e sempre più spesso assumono cariche rilevanti nelle aziende cinesi portandole anche a viaggi d’affari.

Crescita della produzione locale di vino in Cina

La Cina si classifica ad oggi come 5° Paese produttore di vino e il 1° al mondo per produzione di uva, secondo l’IWSR.

Dal 2021 il crescente interesse dei consumatori cinesi per i vini di produzione nazionale ha portato un conseguente aumento delle vendite, riscontrato in particolar modo da diverse aziende vinicole di Ningxia, tra cui Silver Heights, Xige Winery e Château Leirenshou.

Infatti, la regione sulla quale il governo sta concentrando maggiori risorse per la coltivazioni di vigneti è situata nella Cina settentrionale: la regione di Ningxia. Questa regione si presta particolarmente alla coltivazione della vite per il suo microclima.

Vigneto produzione vino in Cina

La qualità di vino prodotta in questa regione è molto alta e dopo la crescita esponenziale registrata sul territorio cinese durante la pandemia, stanno iniziando a promuovere le bottiglie provenienti da Ningxia in Italia ed in altri Paesi considerati storici produttori di vino.

Non è da sottovalutare l’aumento dei terreni destinati alla viticoltura in Cina e alla loro diffusione. In particolare, questa crescita rispecchia la strategia e la direzione promessa dal governo cinese nel Piano quinquennale.

Tuttavia, anche se i numeri sono assolutamente positivi, il vino cinese non è ancora in grado di sostituire i vini importati. La Cina è un grande paese vinicolo, molte cantine hanno attrezzature all’avanguardia ed una esperienza di più di 10 anni.

Si ipotizza che ci vorranno almeno 10 anni prima che il vino in Cina possa competere con quelli di importazione, però è bene riportare qualche dato per rendere l'idea della crescita del settore vitivinicolo nel Paese del dragone.

Legacy Peak, un'azienda vinicola a conduzione familiare situata nella regione dello Ningxia, ha riferito che dallo scorso dicembre a questo gennaio le vendite sono cresciute del 118% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (fonte Federvini).

Xige Estate, la più grande azienda vinicola di Ningxia, avrebbe raggiunto 32 milioni di dollari di vendite di vino nel 2021, il doppio rispetto all'anno precedente. Questa cantina nel 2021 è riuscita a vendere con successo tutte le 1,2 milioni di bottiglie del 2017, la sua annata inaugurale (fonte Federvini).

Come il Guochao influenza il consumo di vino in Cina

La Cina sebbene sia un mercato maturo per le bevande alcoliche in generale, non lo è ancora per il vino. Il vino è una bevanda abbastanza recente ma che sta riscontrando particolare successo nei consumatori più giovani, grazie anche ai social media ed ai KOL specializzati in vino in Cina.

I giovani consumatori cinesi tendono sempre di più a bere moderatamente e stanno portando ad una crescita del consumo di vino nazionale a basso contenuto alcolico, a scapito di altre bevande tradizionali, ad esempio il baijiu o huangjiu.

Un'altra tendenza che contribuisce alla crescita del vino cinese è il cosiddetto Guochao, tradotto in occidentale come "China chic". Questo fenomeno porta le giovani generazioni di consumatori ad acquistare prodotti nazionali che rappresentano tradizioni e cultura cinese.

La crescita economica della Cina ha notevolmente favorito lo sviluppo dell'industria dei consumi della nazione e la "fiducia culturale in se stessa". I prodotti nazionali stanno guadagnando più apprezzamento e riconoscimento da parte dei consumatori cinesi, causando la rapida crescita dei marchi locali.

Vino in Cina generazione Z millenials

Baidu e l'Istituto di ricerca di People.cn hanno realizzato un rapporto riguardo l'acquisto di prodotti nazionali ed è emerso che i principali consumatori sono i millennials e la Gen-Z, in pratica i ventenni, trentenni e quarantenni (fonte Federvini).

Mentre le vecchie generazioni sono più legate ai marchi occidentali, i giovani sono cresciuti assistendo al boom economico della Cina, avendo così maggiore consapevolezza della propria identità nazionale e nella cultura tradizionale.

Come vendere vino in Cina con Noziroh Hub?

Per attrarre i giovani gruppi di consumatori, le cantine cinesi stanno aggiustando le loro strategie di marketing e comunicazione, coinvolgendo personaggi dello spettacolo ed attori per promuovere il vino in Cina tramite eventi dedicati, live sui social, campagne martellanti con contenuti legati alla tradizione.

Ad oggi, il vino in Cina maggiormente consumato è di importazione, e si ritiene che la situazione rimarrà tale per diversi anni ancora. Infatti, il vino italiano è ancora uno dei principali richiesti ed apprezzati nel Paese del dragone.

L'importante è saper promuovere correttamente il proprio brand in Cina ed evitare in modo assoluto di mostrare nelle campagne di marketing e nei social network immagini stereotipate del popolo cinese.

Noziroh Hub può aiutarti a vendere vino in Cina senza pensieri. Questo strumento all-in-one per import-export offre una vasta gamma di servizi, tra cui gestione campagne marketing, gestione KOL e profili social cinesi, supporto commerciale, e-commerce, vendita all'ingrosso, partecipazione a fiere ed eventi.

Gratis una consulenza per vendere vino in Cina cliccando qui.

Autore: Ambra Quadri

Noziroh Hub supporta le aziende che vogliono vendere prodotti alimentari in Cina. Per questo, e per offrire una gamma di servizi più ampia, abbiamo stretto una partnership con Food2China, la piattaforma che mette in contatto migliaia di distributori cinesi con produttori esteri attivi nel settore agroalimentare.

Prima di iniziare a descrivere la piattaforma preferiamo esporre una breve introduzione sul mercato cinese e spiegare come funzionano le attività di importazione ed il relativo commercio di prodotti alimentari provenienti dall'Italia.

I prodotti made in Italy sono sempre più presenti e richiesti in Cina, basti considerare che il volume d’affari è passato da 17 miliardi di dollari nel 2012 a più di 30 miliardi di dollari nel 2021, il 36.3% in più rispetto al 2020 (fonte Tribuna Economica).

Vendere prodotti alimentari in Cina è un'ottima opportunità per le aziende italiane. Ci sono diversi fattori che portano la Cina ad essere un importatore di prodotti agroalimentari e dipende dalle forniture estere per diversi tipi di prodotti, non essendo in grado di soddisfare la crescente domanda interna.

La Cina ha il 22% della popolazione mondiale ma soltanto il 7% delle terre coltivabili. Oltre a questo, la rapida crescita industriale degli ultimi decenni ha portato in diverse aree del Paese problemi di inquinamento talmente gravi da rendere impossibili le coltivazioni agricole.

Vendere prodotti alimentari in Cina, è il momento giusto?

Se un'azienda italiana volesse cimentarsi nel vendere prodotti alimentari in Cina, si troverebbe in una situazione molto favorevole, spinta da una serie di trend positivi che stanno portando i prodotti italiani ad essere sempre più presenti nelle tavole dei consumatori cinesi.

La commercializzazione di prodotti all'estero è sempre un'incognita, non sapendo mai quali risultati si otterranno nel promuovere i prodotti in un altro Paese. Riguardo il settore agroalimentare, è bene guardare i risultati positivi raggiunti dalle imprese italiane negli ultimi anni.

Le vendita di prodotti agroalimentari italiani in Cina è cresciuto del 46% nel 2021 rispetto al 2019. Tuttavia, la quota di mercato dei prodotti nostrani rappresenta appena il 2% sul valore delle importazioni agroalimentari totali del Paese del dragone.

L'export dei prodotti italiani in generale è ritornato ai livelli pre-pandemia già dallo scorso anno. In particolare, nei primi nove mesi del 2021 le esportazioni di prodotti alimentari in Cina hanno registrato un aumento del 39% rispetto allo stesso periodo del 2020 (fonte Coldiretti).

I prodotti alimentari italiani più venduti in Cina sono il vino, l'olio d'oliva, la pasta, i formaggi e prodotti caseari. Se l'azienda produce questo tipo di prodotti, questo è sicuramente il momento giusto per vendere prodotti alimentari in Cina.

Vendere prodotti alimentari in Cina con Food2China export made in Italy
Crediti immagine: Home page del sito Food2China. Fonte: sito web Food2China

Cos'è Food2China e come funziona

Dopo le precedenti considerazioni, sorge spontanea una domanda: Come si possono vendere prodotti alimentari in Cina? La soluzione più semplice è utilizzare Food2China, un marketplace B2B per aziende nato appositamente per questo scopo.

Tramite questa piattaforma è possibile vendere all'ingrosso e promuovere prodotti del settore agroalimentare rivolgendosi a potenziali compratori cinesi, attivi nella grande distribuzione locale. Il funzionamento di Food2China è simile a quello di Alibaba, ma si differenzia per alcuni fattori.

Food2China è un marketplace fondato nel 2014 e di proprietà della Guangzhou Food2China Network Technology Co. Ltd. Viene gestito in sinergia con la IFA (Imported Food Association) di Guangdong, la quale offre ai fornitori iscritti a Food2China la possibilità di partecipare a fiere ed altri eventi offline.

La piattaforma conta più di 100.000 acquirenti B2B cinesi (importatori, e-commerce, distributori, rivenditori, agenzie catering e molti altri. ecc) e più di 5.000 fornitori provenienti da tutto il mondo iscritti per vendere prodotti alimentari in Cina.

All'interno di Food2China è possibile creare una vetrina online personalizzata, caricare le schede prodotto degli articoli, inserire specifiche tecniche, ingredienti, modalità di acquisto, quantità e prezzo di vendita all'ingrosso secondo un range di quantità e condizioni da impostare a discrezione del venditore.

Food2China non è solo un marketplace

Vendere prodotti alimentari in Cina tramite Food2China comporta diversi vantaggi. Il primo è che in pochi passaggi si possono presentare i propri prodotti al mercato cinese tramite un'interfaccia per la creazione di inserzioni, quindi non è necessaria alcuna esperienza nel mondo della programmazione web.

Un altro vantaggio è la possibilità di partecipare a condizioni agevolate con uno spazio espositivo alle principali fiere del settore agroalimentare di tutta la Cina, come per esempio la Food2China Expo di Guangzhou, la SIAL di Shanghai e la ANUFOOD di Shenzhen.

Oltre a questo, Food2China organizza incontri a tema ed invita sia i produttori che gli acquirenti B2B iscritti alla piattaforma a partecipare. In questo modo i venditori possono confrontarsi con gli acquirenti in modo più informale, offrendo degustazione prodotti ed esponendo il loro catalogo.

Questa piattaforma è in grado di offrire diverse opportunità di business. Grazie alla loro fitta rete di distributori sarà possibile posizionare i propri prodotti agroalimentari, italiani e di ottima qualità, sugli scaffali dei supermercati, nei ristoranti di fascia alta, o direttamente nelle case delle famiglie cinesi.

Vendere prodotti alimentari in Cina sarà molto più semplice grazie al supporto di Food2China, ma come viene gestita la parte operativa? Come gestire le richieste degli acquirenti? Le certificazioni dei prodotti? Come spedire la merce in Cina? Con chi posso comunicare in italiano? La risposta è Noziroh Hub!

Vendere prodotti agroalimentare in Cina Food2China made in Italy export Negroni
Crediti immagine: Vetrina del brand Negroni sul sito Food2China. Fonte: sito web Food2China

Come sfruttare al meglio Food2China?

Food2China è un'ottima piattaforma per vendere prodotti alimentari in Cina. Tuttavia, come tutti i marketplace, il post vendita va gestito direttamente dal venditore, il quale dovrà comunicare con acquirenti cinesi ed è facile si creino malintesi in queste situazioni.

Va poi considerata la negoziazione degli accordi commerciali, con relativa gestione dei pagamenti delle commesse. Poi è necessario certificare i prodotti per renderli idonei al commercio in Cina. E non è finita qui, c'è la spedizione da organizzare per ritirare la merce dall'Italia e consegnarla all'acquirente cinese.

Per vendere prodotti alimentari in Cina, e poter gestire tutte queste fasi, è fondamentale appoggiarsi ad aziende che siano in grado di poter offrire un adeguato supporto in loco e che soprattutto siano in grado di comunicare con entrambe le parti, sia in italiano che in cinese.

Gli strumenti offerti da Noziroh Hub soddisfano tutte queste esigenze, l'unico all-in-one per poter vendere prodotti alimentari in Cina e promuovere il proprio brand nel Paese del dragone. L'azienda verrà seguita da un team specializzato, comunicando in italiano, e supportata dalla nostra struttura in loco.

Con Noziroh Hub è possibile gestire tutte le fasi di commercializzazione contando su un unico riferimento: analisi di mercato, gestione degli store nelle principali piattaforme e-commerce cinesi, stoccaggio della merce, evasione ordini, gestione dei profili social cinesi, confezionamento e private label.

Autore: Alessandro Ave

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